Una ragazza ieri mi ha invitato ad ascoltare "Il senso di ogni cosa" di Fabrizio Moro: così il verso di quest'altra canzone – che ho messo nel titolo – mi è tornato in mente. Già, si può essere persone che come il sale danno sapore ad ogni gesto e parola, anche quelle dette per scherzare, oppure persone che sottraggono senso agli incontri, capaci solo di rubare la gioia degli altri, per invidia o per stupidità, che in fondo sono più simili di quello che sembra. Da quando da adolescente un giorno, leggendo il Vangelo quasi di nascosto, chiuso in camera mia, ho scoperto che quelle parole erano più vere delle colline e del mare, dei milli libri che amavo e dei sogni che altri mi facevano sognare, una cosa è irrimediabilmente sparita: la noia. Non ho più conosciuto un briciolo di noia, lì dove fino alla settimana prima spesso annegavo, in tanti pomeriggi lenti di compiti scolastici, tv e merende. Tutto aveva improvvisamente, incredibilmente, senso. L'allegria come la tri...
È un verso di una canzone pop di quest'anno. Mi piace alla fine di questa sera riprendere questo blog e lasciare l'eco di una parola, perché ogni parola vera è sempre l'eco di una Parola altra, di una Parola alta. Seminiamo parole senza sapere che sono lame o carezze o talvolta entrambe le cose insieme. Ogni incontro è ascolto di un volto che è un appello a cercare più in là, più in profondità, più in alto, più al largo... Da quel giorno in cui ci siamo illusi - prendendo la mela sull'albero del Paradiso - che la vita si potesse afferrare, continuiamo a prendere cose e persone pensando che ci diano risposte alla nostra infinita sete d'amore. Ogni incontro è un'altra domanda, e tu Signore questa sera, questa notte, ci chiedi ancora di fidarci di te, e di distendere le mani, il cuore, il pensiero ed i timori. Ora è tempo di abbandonarsi con fiducia alla tua santa e dolce volontà, domani - domani! - sarà il tempo di continuare l'avventura della vita, quella c...
Un mio amico oggi mi ha ricordato che è l'anniversario della caduta del muro di Berlino: 9 novembre 1989. Un amico vero, in fondo, è il contrario di un muro. Cadde un muro che non divideva solo una città o un mondo, ma molto di più. Ma tutti sapevamo che in fondo lo stesso muro ogni giorno le tenevamo in piedi anche noi nel fondo del cuore. Ecco perché oggi festa della Dedicazione della Basilica Lateranense mi piace sottolineare questa coincidenza. La grande basilica romana fu la prima dove finalmente il popolo, libero di pregare, poteva entrare senza più paura, perché Dio era un Padre e non un capriccioso despota che lanciava fulmini a piacimento. Così oggi ci fa pregare la liturgia: Gerusalemme nuova, immagine di pace, costruita per sempre nell'amore del Padre. Dentro le tue mura, risplendenti di luce, si radunano in festa gli amici del Signore. Quali sono le pietre che trasformano quattro mura in una casa? Siamo noi quando l'anima si dilata e diventa accogliente: alla...
Commenti
Posta un commento